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Tesi mode on ? L?introduzione generaleInviato Dec 21st 2008, 19:12 da 2puntozeropertuttiSto raffinando l?introduzione generale alla tesi. Essendo una tesi di ?informatica umanistica e comunicazione? ho cercato di trovare il collegamento fra la cultura umanistica e quella digitale. E? ancora una bozza su cui lavorare ma, se qualcuno vuol esprimere pareri, questo è il posto giusto. ________________________________________________________________________ L'uomo, sin dalla notte dei tempi, ha manifestato un indole curiosa e si è dimostrato molto attratto da tutto ciò che lo circondava. Quando finalmente riuscì a domare le maggior parte delle sue paure e a sfogare appieno questi sentimenti con più razionalità, ha iniziato a costruire quella che oggi chiamiamo "civiltà". La liberazione del suo pensiero dalle paure gli ha permesso, infatti, di creare con più intensità e continuità le opere del suo ingegno. Il pensiero però, si sa, ha bisogno di sostegno, di consenso e di celebrazione per diventare "genio". Proprio la genialità degli antichi e la voglia di conoscere, crescere e competere è stata fondamentale e, grazie ad essa, si sono sviluppate le più grandi civiltà del passato. La crescita e l'espansione di queste civiltà non è avvenuta solo grazie alla potenza e alle strategie militari ma, fondamentalmente, grazie allo sviluppo della cultura, delle scienze e della lingua che sono figlie del genio e dell'estro dell'uomo. Le civiltà che si sono imposte sulle altre sono quelle che sono riuscite a imprimere maggiormente un segno duraturo dei propri fondamenti, tramandandoli per lungo tempo grazie alla tradizione scritta. Infatti, nel momento in cui la tradizione orale ed iconografica è stata affiancata dalla scrittura, si sono sviluppate le più grandi civiltà del passato. Per capire questa trasformazione va tenuta ben presente la distinzione fra parlato e scritto: "la scrittura, infatti, più che a fotografare ciò che diciamo, serve a raggiungere risultati diversi da quelli che si ottengono parlando" (Bruni, Manuale di scrittura e comunicazione, 2006, p. 23). Tramandare i fondamenti delle civiltà antiche significa anche seguire il percorso del pensiero dell'uomo e i frutti che questo ha generato nel corso dei secoli. Proprio perchè la scrittura ha una durata nel tempo (mentre il parlare è istantaneo e si consuma nel momento in cui viene pronunciato) è risultata la più adatta a tramandare l'esperienza e quindi la tradizione. Verba volant scripta manent. E' forse superfluo ricordare che la trasmissione delle informazioni è uno dei compiti principali della scrittura e grazie a chi ha soddisfatto nei secoli questo compito, possiamo oggi capire molte cose sul pensiero dell'uomo e non solo sulle sue azioni. I modelli associabili ai momenti in cui la scrittura ha conosciuto il suo massimo splendore sono fondamentalmente tre (a. manuale, b. meccanica, c. digitale) e sono tutti e tre momenti fondamentali in cui l'uomo si è sentito davvero centro dell'universo ( a. periodo delle civiltà della Mesopotania e della valle del Nilo, b. Rinascimento c. il momento attuale che stiamo vivendo). Le informazioni tramandate grazie alla scrittura, hanno permesso di riconsiderare le tradizioni letterarie del passato come "modello". Il ritorno ai classici, infatti, è stato una costante e quasi sempre lo si è sfruttato come strategia per uscire da periodi bui, ambigui o di rottura. Non per niente anche il momento che stiamo vivendo viene considerato come un "nuovo umanesimo" paraganondolo con altri momenti culturalmente elevati del passato. La tradizione scritta (Virgilio, Cicerone, Ovidio, Seneca, Apuleio) appartenuta all'ultima grande civiltà dell'antichità: l'impero romano, è la prima ad essere richiamata nel tardo medioevo dalle tre corone italiane: Dante, Petrarca e Boccaccio, e diventerà per tutto l'Umanesimo, e poi nel Rinascimento, un continuo modello di riferimento. Questo richiamo continuo ai classici, rappresenta una costante richiesta di feedback ai grandi pensatori del passato. E' un modo palese per cercare il filo conduttore, la trama del pensiero moderno. Nessun pensiero nasce asettico dalla tradizione. E' nel passato che si trova la forza, il sostegno e l'esempio vincente che grazie alle idee, al genio e alla creatività dell'uomo, permettono di sconfiggere le paure e le incertezze sul futuro. Quando la caduta dell'impero romano, e il cristianesimo, determinarono una frattura profonda e insanabile per diversi secoli e, alla voglia di crescere e di conoscere, contrapposero la rassegnazione rafforzata dalla convinzione cristiana che ogni atto terreno fosse inutile e insignificante, al confronto del grande disegno divino che tutto governava, la scrittura e la conservazione dei testi classici, il genio dell'uomo e la storia delle sue vittorie sulla paura erano conservate, pronte per rafforzare e dare vita a un altro momento di splendore. Nei secoli bui la convinzione che "non si può sperare di comprendere il mondo: l'unica cosa da fare è contemplare ammirati la creazione di Dio. La vera conoscenza deriva solo dalla rivelazione" (Ken Follet, Mondo senza fine , 2007, p. 96) rappresentava un freno alla voglia innata dell'uomo di conoscere, crescere e competere, Eppure la produzione di conoscenza figlia diretta del pensiero dell'uomo (seppur confinata a sporadica eccellenza) non veniva meno e generava uomini dallo spessore di Federico II di Svevia che di conoscenza si nutrì, circondandosi di talenti e di geni per creare nuove scuole di pensiero e persino università. Finalmente dunque con l'Umanesimo, e soprattutto con il Rinascimento, si ebbe un impetuoso e fondamentale ritorno dell'uomo al centro dell'universo e, soprattutto, la rinnovata convinzione che il suo pensiero e la sua creatività fossero gli ingredienti fondamentali per lo sviluppo della società. Gli umanisti riscoprirono il valore dell'esistenza terrena e rivolsero il loro interesse ai classici (protagonisti delle grandi civiltà del passato) riconsideranto i valori per cui valeva la pena di vivere. La vita terrena non fu più vista soltanto come un momento di passaggio verso la vita eterna e le riflessioni dei filosofi si concentrarono sul significato e sul valore dell'esistenza dell'uomo. L'era della rinascita, infine, portò una consapevolezza: "solo attraverso la rigenerazione dell'umanità si poteva sviluppare il progresso" e per fare ciò bisognava rivalutare l'UOMO. Nel Medioevo la scienza si era affidata non tanto all'osservazione diretta dei fatti quanto alla lettura di testi autorevoli: nella Bibbia o nell'opera del filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.) si rintracciavano le spiegazioni dei fenomeni naturali. In accordo con la più alta opinione che l'uomo del Rinascimento ebbe di se stesso, la scienza si liberò dal timore del confronto col passato e si affidò alle proprie ricerche e alle proprie libere valutazioni. Il progresso era iniziato. Non è un caso che in pieno rinascimento, Johann Gutenberg scoprì il modo più semplice e ingegnoso per ottenere molte copie di una pagina scritta garantendo la continuità e la diffusione della conoscenza e quindi del pensiero umano e di tutte le sue forme artistiche. Con la diffusione della scrittura meccanica si creò un altra frattura fondamentale: l'attività di scrittura e la scelta sul "cosa tramandare" non era più predominio esclusivo degli eclesiatici. Nonostante il tentativo della controriforma di frenare l'impeto della scrittura meccanica, e non solo, questa tecnologia riuscì a produrre benefici reali e tangibili come la circolazione di "massa" della conoscenza e l'accesso all'educazione da parte dei meno abbienti. Era l'embrione di quella società della conoscenza che oggi celebriamo con gli strumenti digitali. Oggi esaltiamo strumenti e metodi digitali come fossero gli unici elementi abilitanti per la condivisione della conoscenza. Lo facciamo enfatizzandene l'abilità di persuasione e la viralità con cui riescono a penetrare negli stili di vita; condizionandoli! Ma se proviamo ad analizzare alcuni comportamenti del passato con occhio vigile, forse ci accorgiamo che i grandi produttori di cultura, e quindi di conoscenza, avevano ben presente quali fossero i "metodi" per far circolare le idee. Ad esempio, alcuni segnali ben precisi sullo sviluppo di dinamiche che oggi ci sembrano rivoluzionarie, erano già ben visibili in Francesco Petrarca. Francesco Petrarca si può definire il primo blogger della storia infatti, molti studiosi definiscono il Canzoniere un vero e proprio diario. E questo è solo il primo indizio. Vi è poi, nei comportamenti del Petrarca, un analogia con quello che fanno i blogger:
Ma non è da meno il suo contemporaneo Giovanni Boccaccio. Come non vedere nella "cornice" e nella "sottocornice" del Decameron i primi segnali di una nascente ipertestualità? (1) Come non assimilare l'informalità dei comporatmenti della "allegra brigata" e la sua convivialità al bisogno di relazionarsi in modalità "analogica" (come diremmo oggi). Boccaccio ha lanciato il primo Barcamp della storia dell'umanità e tutti i post di quell'evento sono ancora a nostra disposizione. Come non scorgere nell'esaltazione della nuova classe emergente (commercianti, mercanti, artigiani) la determinazione nell'indicare la strada per l'innovazione? Il Decameron è stato scritto alla fine del medioevo, quando il concetto di "talento" era riferibile solo agli artisti. Boccaccio invece celebra nuovi comporatamenti emergenti e nuovi talenti:
Siamo ancora convinti che il bisogno e la circolazione della conoscenza sia favorito dagli strumenti? (1) T. Crivelli, Il "commendabile ordine" e "la spezial grazia" della libertà: Dinamiche ipertestuali e di genere nel Decameron, a.c. di M. Picone e M. Mersica, Firenze, Franco Cesati Editore, 2004 Leggi tutto. |